Le Terre dei Baschenis sono un viaggio nel cuore più autentico dell’Alta Valle Brembana, alla scoperta della straordinaria dinastia di pittori e frescanti che, tra Quattrocento e Seicento, ha lasciato una traccia indelebile nella storia artistica del territorio.
Un percorso di circa 100 km, da fare comodamente in automobile, che collega borghi, pievi e oratori dove gli affreschi dei Baschenis raccontano storie, fede e vita quotidiana con uno stile semplice, vivo e profondamente legato alla gente comune.
Questo itinerario attraversa alcuni dei luoghi in cui i Baschenis operarono di più: Averara, Cassiglio, Cusio, Mezzoldo, Olmo al Brembo, Ornica, Piazza Brembana, Piazzatorre, Piazzolo, Santa Brigida e Valtorta.
Un viaggio perfetto per chi ama l’arte sacra, la storia locale e i paesaggi montani.
Oltre a essere un percorso culturale, Le Terre dei Baschenis è anche un progetto territoriale promosso da Altobrembo, realizzato in collaborazione con gli undici Comuni delle Valli Averara, Olmo e Stabina e con numerose realtà culturali e museali del territorio.
È possibile accedere ai punti d’interesse liberamente con possibilità di effettuare visite guidate su prenotazione e a pagamento contattando Altobrembo.
Mattina: le origini e le prime testimonianze
La giornata inizia ad Averara, uno dei luoghi simbolo dei Baschenis. Qui, tra antiche case, portici e capitelli, si trovano alcune delle testimonianze più antiche dell’attività della bottega, legate ad Angelo Baschenis. Averara permette di entrare subito nel contesto storico e geografico in cui questa famiglia di frescanti ha mosso i primi passi.
Pochi minuti d’auto conducono a Cassiglio, dove l’esterno della chiesa parrocchiale custodisce una delle opere più impressionanti dell’intero itinerario: la Danza Macabra, attribuita a Cristoforo II Baschenis il Vecchio e databile tra il 1570 e il 1580. È un affresco potente, moraleggiante, che esprime perfettamente il linguaggio diretto e popolare dei Baschenis.
La mattina prosegue verso Cusio, dove l’Oratorio di San Giovanni conserva affreschi di Cristoforo il Giovane. Le scene sacre, delicate e narrative, rivelano un’evoluzione nello stile: più morbido, più attento alla gestualità e al racconto.
Primo pomeriggio: l’Alta Valle e le sue contrade
Da Cusio si sale verso Mezzoldo, porta naturale ai valichi alpini. Qui e nelle sue frazioni si incontrano testimonianze diffuse, spesso minime ma significative, dell’attività dei Baschenis lungo le antiche vie percorse dai pellegrini.
Scendendo di poco si incontra Olmo al Brembo, dove affreschi e iscrizioni richiamano il passaggio degli artisti nel borgo. Il tratto semplice, i colori tenui e l’immediatezza narrativa sono pienamente riconoscibili.
Da qui ci si sposta verso Ornica, uno dei paesi più sorprendenti della valle. Nella sagrestia della chiesa parrocchiale si conservano affreschi attribuiti ad Angelo Baschenis (1450–1490), vivi e spontanei: una tappa che permette di leggere l’evoluzione dei primi Baschenis e il loro rapporto con le comunità locali.
Tardo pomeriggio: borghi alti e opere di famiglia
La seconda parte del percorso tocca alcuni borghi dell’Alta Valle:
- Piazza Brembana, centro vivo della valle, dove tradizione e testimonianze orali ricordano l’incessante passaggio dei Baschenis lungo le rotte commerciali.
- Piazzatorre, con oratori e contrade che ospitano cicli pittorici minori ma importanti per comprendere la diffusione capillare della bottega.
- Piazzolo, un minuscolo gioiello alpino dove affreschi e architetture rurali raccontano la vita delle comunità in cui i Baschenis lavoravano.
Da qui si raggiunge Santa Brigida, tappa fondamentale dell’intero itinerario. Nella chiesa arcipresbiterale, in particolare nella navata destra, sono conservate opere attribuite a Cristoforo il Vecchio, Simone I e forse ad alcuni allievi. Santa Brigida è un luogo chiave anche per la storia stessa della famiglia.
L’itinerario si conclude a Valtorta, nella chiesa di Sant’Antonio Abate alla Torre. Qui affreschi attribuiti a diversi membri della dinastia – tra cui Simone II – permettono di leggere l’evoluzione del linguaggio dei Baschenis tra Quattrocento e Cinquecento.
