La villa che oggi ospita la Biblioteca “B. Belotti” fu costruita nel 1906 dall’architetto Giovanni Barboglio per il notaio Ulisse Cacciamali. Nel 1913 venne acquistata da Bortolo Belotti, che la trasformò in residenza signorile e ne arricchì il grande giardino, destinato a diventare il suo rifugio intellettuale durante la carriera politica e, poi, dopo l’emarginazione dovuta alla sua opposizione al fascismo.
Il giardino venne arricchito in tre fasi (1928–29, 1931–33, 1937–40) con opere d’arte simboliche: spicca il Convito dei Grandi Brembani, undici busti scolpiti da Nino Galizzi, dedicati ai personaggi illustri della Valle Brembana. Seguono l’edicola della Madonna, i leoni araldici e il Gioppino, simboli della fede, delle radici culturali e del carattere bergamasco contrapposto al modello fascista. Nell’ultima fase Belotti aggiunse la statua della Fede, l’epigrafe Hyeme et aestate e la lapide tassesca, probabilmente da lui stesso ideata.
L’insieme del giardino rappresenta il suo testamento morale, un omaggio alla storia brembana e un messaggio di coerenza e libertà rivolto ai posteri.