Nel 1959, durante le elezioni comunali di Moio dè Calvi, un magistrato in servizio a Bergamo approfittò del tempo libero per esplorare la Val Brembana. Il lunedì, vedendo il seggio tranquillo, si inoltrò verso Roncobello e, camminando nel bosco primaverile, raggiunse una radura dove incontrò il maestoso abete “Aès”. Mentre osservava l’albero, arrivò un anziano montanaro con cui iniziò a conversare. L’uomo gli raccontò la storia di un giovane pastore che, agli inizi del Novecento, aveva inciso il proprio nome sul tronco dell’abete. Richiamato poi in guerra come alpino, morì sul fronte. Negli anni successivi, quando si decise di tagliare il bosco, il padre del ragazzo chiese agli operai di risparmiare quell’albero, simbolo del figlio perduto, e lo acquistò per evitarne l’abbattimento. L’abete fu così salvato e ancora oggi svetta sul sentiero di Roncobello, testimonianza di affetto, memoria e del profondo sentimento che animava anche la gente semplice delle valli.
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